Set 02

Sono stati liberati i tre piloti russi sequestrati domenica a Nyala, in Darfur. Lo ha annunciato un portavocedell’esercito sudanese.
“I tre piloti russi sono stati rilasciati ieri sera”, ha affermato Sawarmi Khaled Saad, precisando che sonostati liberati dopo delle trattative con i rapitori.
I piloti, che lavorano per la compagnia aerea sudanese privata Badr, erano stati sequestrati domenica.
Secondo fonti ufficiali russe, si tratta del capitano e di “due membri dell’equipaggio dell’elicottero Mi-8 della compagnia Badr Airlines, che trasportava derrate alimentari per la missione dell’Onu nelDarfur”. Quello dei tre russi è stato il secondo sequestro di cittadinistranieri in Darfur in meno di 15 giorni.
Il 14 agosto eranostati rapiti due poliziotti giordani del contingente di peacekeeper Onu-Unione Africana (Minuad), poi rilasciati dopo qualche giorno.Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Set 02

Cinque mesi per scongiurare una nuova guerra civile:sosteniamo il referendum per l’indipendenza del Sud

A meno di cinque mesi dal referendum per l’indipendenza del Sud Sudan, la tensione nel Paese è sempre più alta e il rischio che la situazione precipiti è sempre più alto. Mentre continuano le vessazioni e l’isolamento di 83mila profughi nel campo di Kalma, il più grande dell’area di Nyala (capitale del Sud Darfur), nei dintorni di Kass poco più a Nord si sono verificati scontri tra Rizeigat e Misseriya: un centinaio le vittime e altrettanti feriti il bilancio dell’ultima battaglia. Il conflitto tra le due tribù è ripreso la scorsa settimana dopo quasi due mesi di relativa calma, a seguito di un accordo di riconciliazione firmato dalle parti a fine giugno. Tutto ciò a fronte di una situazione umanitaria al tracollo e all’ostruzionismo del governo sudanese nei confronti delle operazioni di aiuto, sia delle Nazioni Unite sia delle Organizzazioni non governative impegnate nella regione. E’ di pochi giorni fa l’annuncio dell’espulsione, senza un motivo dichiarato, dei direttori locali del Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr) e della Fao e di due funzionari dell’Alto Commissariato per i Rifugiati (Unhcr) dalla capitale Occidentale del Darfur, Geneina. Secondo il quotidiano sudanese indipendente Al Sahafa, la decisione sarebbe stata assunta sulla base dei ’suggerimenti’ del presidente sudanese, Omar al Bashir, ai governatori delle province del Darfur di allontanare tutti gli operatori umanitari stranieri ‘colpevoli’ di aver violato gli accordi che regolamentano le attività di cooperazione. Già nel marzo 2009, pochi giorni dopo l’emissione del mandato di arresto della Corte penale internazionale a carico di Bashir, per crimini di guerra e contro l’umanità, erano state cacciate dalla regione 13 ong responsabili, secondo il regime, di aver cooperato con la CPI fornendo false informazioni sulle violenze perpetrate in Darfur. A distanza di un anno, a seguito dell’implementazione delle accuse alle quali si è aggiunto anche il genocidio, è scattata la nuova azione ritorsiva del presidente sudanese. Nel frattempo, la sofferenza umana in Darfur è più acuta che mai. Si stima che circa 4,7 milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari, di cui oltre 2,6 milioni ospitate nei campi profughi. Il vuoto lasciato dai cooperanti espulsi ha contribuito all’aumento dei livelli di malnutrizione, soprattutto nelle zone rurali, dove l’assistenza alla popolazione si estendeva al di là delle aree sotto la protezione della missione congiunta di peacekeeping delle Nazioni Unite e dell’Unione africana. Il continuo susseguirsi di rapimenti ha inoltre costretto molte agenzie a ridimensionare la loro presenza al di fuori delle grandi città mentre i Caschi blu, anch’essi spesso vittime di attacchi e sequestri, non riescono a garantire il controllo delle aree più interne dove sono in corso scontri tra gruppi ribelli e forze armate sudanesi. Se la crisi umanitaria in Darfur resta gravissima, nel Sudan meridionale la situazione non appare molto diversa. E l’avvicinarsi del referendum fa crescere i timori degli osservatori internazionali che ritengono possibile il riaccendersi del conflitto civile se venisse boicottato l’imminente appuntamento elettorale, condizione inderogabile dell’Accordo di pace del 2005 che sancì la fine dell’ultra ventennale guerra tra Nord e Su. Per scongiurare la ripresa della violenza, una coalizione di 25 organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani ha avviato una serie di iniziative per tenere alta l’attenzione della comunità internazionale sul Sudan. La campagna Sudan365, di cui è promotrice anche “Italians for Darfur”, è culminata con la presentazione di un dettagliato rapporto sulla situazione nel Paese. Gli attivisti, dall’Africa al Medio Oriente e dall’Europa agli Stati Uniti, chiedono un’azione urgente per prevenire irregolarità e abusi dei diritti umani in occasione del voto che potrebbe determinare la scissione del Sud Sudan da Khartoum.Il dossier evidenzia quanto denunciato dal Sudan People’s Liberation Movement (SPLM), ovvero che sarebbe in atto un tentativo di far deragliare, a meno che la commissione elettorale non risolva in tempi molto rapidi una controversia interna, quello che potrebbe essere il più importante appuntamento nella storia moderna del più grande Stato africano.In contemporanea al referendum sull’indipendenza del Sud anche Abyei, area ricca di giacimenti di petrolio attualmente sotto il controllo di Khartoum, sarà chiamata a decidere se unirsi o meno al Sudan meridionale.Gli analisti del dossier sostengono che a poco più di 5 mesi dal 9 gennaio 2011, data in cui sono previsti i referendum, il periodo che precede il voto e l’esito delle consultazioni debba essere gestito con estrema attenzione. Ed è per questo che, secondo la coalizione promotrice della campagna per il mantenimento degli impegni di pace, i paesi Garanti del Comprehensive peace agreement - tra cui l’Italia - abbiano la responsabilità e la capacità di supportare il Sudan nell’attuazione del CPA, prevenendo potenziali conflitti futuri e favorendo il raggiungimento di patti inerenti temi sensibili quali la demarcazione dei confini e lo sfruttamento delle risorse petrolifere. La speranza degli osservatori internazionali e degli attivisti è che l’esperienza fallimentare degli ultimi anni, che ha dimostrato quanto possa essere dannoso concentrarsi su una sola parte del Sudan a discapito di un’altra, scoraggi coloro che vorrebbero continuare a focalizzare l’attenzione sul processo di definizione dell’accordo di pace senza tenere conto delle situazioni ancora non definite nelle altre aree in conflitto nel Paese affrontando questa delicatissima fase nella sua complessità. E’ l’unica chance per evitare che il Sudan precipiti in un baratro di nuove violenze e di sangue. Firma l’appello on-line di Italians for Darfur!
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Set 02

Kent Pitman, «Original Intent 2.0», Speaking Out in the Open, 23 agosto 2010:
I diritti non sono altro che promesse che facciamo a noi stessi nei nostri giorni migliori, impegnandoci a seguire la condotta cui aspiriamo, sperando che nei nostri giorni peggiori non saremo tanto precipitosi e tanto potenti da rimangiarcele prima di riguadagnare la sanità mentale.
Speriamo di non trovare la chiave per annullarle in un attimo – perché quella chiave apre qualsiasi serratura. Nell’originale:
Rights are just promises we make to ourselves on our better days, binding us to the conduct we aspire to, hoping that on our worse days we will not be quick enough or powerful enough to undo them before we regain our sanity.
Let’s hope we don’t learn the key to undoing them quickly – because that key opens any lock.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 31

Negli ultimi mesi ci siamo chiesti più volte: come sarebbe un’esperienza musicale progettata appositamente per il web moderno?
I browser e le tecnologie web hanno fatto progressi così rap
idi negli ultimi anni che offrire agli utenti un’esperienza personalizzata in tempo reale è diventata una possibilità concreta.

E oggi, infatti, lanciamo, non senza un po’ di eccitazione, un’esperienza musicale realizzata appositamente per il browser. Chiamato “The Wilderness Downtown”, il progetto è stato creato dall’autore/regista Chris Milk con la band Arcade Fire e Google. Realizzare questo progetto sul web e per il browser ci ha permesso di costruire un’esperienza che non solo è personalizzabile, ma risulta anche profondamente personale per ciascun utente. “The Wilderness Downtown” riporta indietro con la memoria attraverso le strade in cui si è cresciuti. Il progetto si basa sulla nuova canzone degli Arcade Fire “We Used to Wait”, inclusa nel loro nuovo album The Suburbs (una canzone che forse risulterà familiare ai 3.7 milioni di utenti che recentemente hanno seguito il concerto della band in live-streaming su YouTube).E’ stato realizzato con le più recenti tecnologie web e include HTML5, Google Maps e StreetView, uno strumento di disegno integrato e più finestre browser che si muovono sullo schermo.
“The Wilderness Downtown” è inspirato dai recenti sviluppi nei moderni browser ed è stato costruito pensando a Google Chrome. Per questo, l’esperienza viene goduta al meglio attraverso Chrome o da un browser di ultima generazione compatibile con HTML5. Il progetto, e maggiori informazioni, sono accessibili dal nostro sito Chrome Experiments all’indirizzo www.chromeexperiments.com/arcadefire.

Speriamo vi piaccia.

Scritto da: Aaron Koblin, Google Creative Lab


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Sep 04

Questo piccolo isolotto del Lago di Bolsena è ciò che resta, come quello bisentino, del cono eruttivo del vulcano sottostante l'attuale lago. Esso dista appena un chilometro dalla costa del lago ed è incredibilmente diverso dal compagno. I suoi dieci ettari ospitano una comunità vegetale pressochè integra e apparentemente molto più selvatica, quasi tropicale. Le sponde sono popolate da numerose colonie di uccelli acquatici e al di fuori delle specie vegetali ed animali l'isola non è attualmente popolata.
Sicuramente visitato dagli etruschi, forse anche dai romani, l'isola è storicamente famosa per la detenzione di due incredibili donne: Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull'isola da papa Urbano IV affinchè rinnegasse la sua forte fede cristiana; Amalasunta, regina degli Ostrogoti, dal carattere deciso e diplomatico si inimicò i Goti e tramite un complotto di questi col famigliare Teodato fu dapprima imprigionata nell'isola e quindi uccisa nel 535 d.C.
L'isola ha storicamente attratto l'attenzione sia dei nativi dei borghi limitrofi (a questa epoca risale la chiesa di S. Stefano del IX sec.) dei Viterbesi, dei signori di Bisenzio e del papato. Sotto la chiesa l'isola ha vissuto il periodo di massimo splendore. A partire dal XVII secolo, sotto il ducato di Castro l'isola fu progressivamente abbandonata, le strutture smantellate ed i materiali riutilizzati per la costruzione di Marta. Attualmente l'isola vi è una residenza Privata e non è visitabile.

fonte: www.lago-di-bolsena.biz » vai al post originale »

Ago 31


“Il titolo sembra una provocazione, ma dovrebbe essere lo standard.Ringraziarli è l’unica reazione possibile.Se le le badanti e le babysitterincrociassero le braccia l’Italia crollerebbe.Queste persone hanno permesso e permettono alle donne italiane di essere libere.Di lavorare. Di non essere più schiave”.
E se la servitù è sempre esistita, aggiunge Riccardo Staglianò, autore di Grazie (Chiarelettere, pp. 240, euro 14,60) prima era possibile solo per i ricchi. Ora c’è una servitù low cost. Il cambiamento sociale è profondo: quasi chiunque può avere il suo schiavo. Questo però è possibile grazie agli immigrati, privati dei diritti fondamentali e sottoposti a ritmi e condizioni di lavoro esasperanti.
Ci sono delle storie di virtuosa integrazione?
Vedelago è una di queste. È un caso di eccellenza, unico in Italia anzi in Europa, dove si ricicla il 90 percento dei rifiuti. San Francisco, che ha la reputazione di essere uno dei luoghi più ricicloni, arriva al 70 percento. Vedelago è diventato famoso di recente per la questione dell’inno di Mameli intonato dopo Va’ pensiero. Ma a Vedelago c’è una signora veneta, Carla Poli, che insieme ai suoi figli ha costruito una impresa da far invidia. In una zona leghistissima, con sistemi sofisticati e grazie alle braccia degli stranieri.
La tv svizzera ci ha fatto un documentario. L’attitudine laicissima della signora è stata vincente, non solo giusta. Adesso per la prima volta dopo 15 anni gli italiani sono venuti a bussare alla sua porta. E lei ha detto: “questo lavoro noi lo facciamo da sempre e gli italiani non si sono mai visti. Perché ora dovrei licenziare i miei uomini per assumere italiani? I miei sono stati formati e sono ottimi lavoratori. E poi magari gli italiani, passata la crisi, non ne vorranno sapere di stare tra i rifiuti!”. I suoi uomini fanno la cernita tra pvc, plastiche di vario tipo, vetro, selezionando nel mucchio di immondizia che scorre continuamente lungo un nastro. Bisogna essere precisi e veloci, chi si ferma rallenta il ciclo. Sono contenti di farlo, c’è una atmosfera splendida di rispetto e questo meccanismo virtuoso di legalità conviene anche economicamente.

Com’è possibile che ci siamo dimenticati di quanto è successo ai nostri nonni, di come venivano trattati? Com’è possibile che nessuno ricordi Pane e cioccolata?
Credo che questo Paese soffra di una specie di malattia neurodegenerativa.
Cancellare ricordi umilianti e dolorosi è anche un meccanismo psicologico e molto umano. È una strategia comprensibile, però c’è un salto ulteriore: questo accantonamento sembra diventare risentimento feroce verso chi ci ricorda come eravamo.
Stiamo compiendo una specie di bizzarra vendetta. Non tutti, naturalmente; ma pensiamo a come la Lega Nord investe e ingrassa la paura, a come trasforma il ricatto in strategia elettorale. Il vangelo del sospetto, ecco qual è il loro mantra politico.
(Continua).
Il Mucchio Selvaggio, 674, settembre 2010.

fonte: bioetiche.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 29

Lo hanno circondato mentre si riposava su una sdraio in riva al mare. Poi lo hanno insultato e preso a calci. La vittima è un giovane venditore ambulante bengalese. Gli aggressori, cinque bambini sui 10-11 anni. E’ successo sulla spiaggia di Civitanova Marche, in provincia di Macerata, tra le risate dei genitori. (Corriere)

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Ago 25

Da oggi YouTube cambia veste alla propria interfaccia mobile (m.youtube.com) e lo fa con una serie di innovazioni studiate appositamente per migliorare l’esperienza d’uso da dispositivi mobili. Tra le principali novità:

  • un sito mobile (m.youtube.com) interamente in HTML5 e accessibile da un numero maggiore di dispositivi
  • incremento rilevante della velocità di caricamento e della qualità di visualizzazione dei video
  • interfaccia utente ottimizzata per facilitarne l’uso in movimento
  • integrazione di funzionalità tipiche della versione desktop come suggerimenti per la ricerca, creazione di playlist, possibilità di segnalare il video come “preferito”, “mi piace” o “non mi piace”
  • funzionalità integrate per rendere YouTube ancora più sociale (Twitter, Facebook e Google Buzz)

In questo modo l’esperienza di YouTube da mobile sarà sempre più simile a quella da PC. Un esempio? guardate questo video:

Ora non vi resta che provare: m.youtube.com!

Scritto da: Alessio Cimmino, Corporate Communications & Public Affairs Manager


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Ago 25

Il tema della privacy online è oggi sempre più dibattuto. Per noi, che siamo un’azienda di ingegneri, privacy e tecnologia sono due aspetti che vanno di pari passo. Vorremmo cogliere l’occasione per fare un po’ di chiarezza sull’argomento e distinguere tra mito e realtà.

Mito: Google sa chi sono e sa tutto di me

Realtà: Google ha l’obiettivo di creare servizi di valore, non di identificare i propri utenti. Le informazioni che raccogliamo hanno unicamente questo scopo. Ad esempio, nel momento in cui eseguite una ricerca senza avere effettuato login con un account Google, le informazioni che conserviamo nei nostri file di log (come l’indirizzo IP, browser e sistema operativo del vostro computer, ricerca compiuta, data e ora della ricerca, cookie id) non permettono di identificarvi personalmente ma servono per capire se i risultati forniti sono stati utili.
Per tutelare ulteriormente la privacy, cancelliamo una parte degli indirizzi IP dopo 9 mesi e anonimizziamo i cookies dopo 18 mesi. Solo chi ha un account Google é associato ad un nome,
ma é il nome che l’utente ha deciso di attribuirgli.
Ogni utente registrato ai servizi di Google può accedere a tutte le informazioni collegate al proprio account attraverso Google Dashboard (google.com/dashboard), una soluzione tecnologica che è anche la prova concreta della trasparenza verso tutti i nostri utenti.

Mito: Google ci scheda per fini pubblicitari

Realtà: Il modello di business di Google è basato sulla pubblicità, che ci permette di offrire molti dei nostri servizi gratuitamente. Anche in questo caso abbiamo un obiettivo chiaro: dare accesso ad informazioni sempre più rilevanti e utili ed esserne ripagati con un clic. Dal 2009 abbiamo introdotto anche un nuovo servizio: la pubblicità basata sugli interessi. Quest’ultima non effettua alcuna profilazione degli utenti ma si occupa di mostrare pubblicità basate sugli interessi di navigazione espressi tramite browser (che non identifica personalmente alcun individuo, anche perché lo stesso browser può essere usato da più persone e la stessa persona può usare più browser).
La pubblicità basata sugli interessi non può creare degli identikit perché non è associata ad un nome e neppure alle ricerche effettuate dagli utenti sul nostro motore.
Non consente di mostrare annunci pubblicitari associati a categorie di natura sensibile, come preferenze politiche, religiose, sessuali o informazioni di natura sanitaria. Le categorie sono determinate solo dalla navigazione su alcuni siti, quelli che mostrano le nostre pubblicità attraverso il programma AdSense.
Prima di lanciare questo servizio abbiamo voluto progettare delle soluzioni tecnologiche che garantissero la trasparenza e la libertà di scelta dei nostri utenti.
La risposta è data oggi dal pannello di controllo che permette di gestire le preferenze degli annunci associati al proprio browser (google.com/ads/preferences), aggiungere o rimuovere categorie ed effettuare, se lo si desidera, opt-out definitivo dal servizio. Questo pannello è raggiungibile anche mediante il link al nostro Centro Privacy posto sulla home page del motore.

Mito: E’ difficile tornare in possesso delle informazioni date a Google

Realtà: Il valore competitivo per aziende come la nostra é dato dalla fiducia degli utenti, che per Google non significa incatenarli ai propri servizi ma lasciarli in controllo dei propri dati.
Iniziative come Data Liberation Front (www.dataliberation.org) sostengono il diritto degli utenti di controllare le informazioni conservate nei diversi prodotti e servizi Google. Questo consente, ad esempio, di chiudere un account Gmail e trasferire i propri contatti su un altro provider di posta elettronica. Crediamo che la concorrenza stimoli l’innovazione e vogliamo che chi sceglie i nostri servizi lo faccia perché rispondono a dei bisogni.

Mito: Google vende i dati dei propri utenti alle aziende e li comunica ai governi

Realtà. Non cederemo mai a nessuna azienda le informazioni personali che possono identificare i nostri utenti, senza il loro consenso esplicito. Sulla home page del nostro motore è disponibile un link privacy attraverso il quale si può accedere a tutte le informazioni relative alla tutela dei dati personali e leggere che Google collabora con le istituzioni nella repressione del crimine informatico, rispondendo alle richieste di informazioni che sono formulate nel rispetto della legge.
Anche in questo caso la nostra è stata una scelta di trasparenza che si è concretizzata in un sito (google.com/governmentrequest) attraverso il quale é possibile avere informazione relativi alle richieste fomulate a Google dai Governi di tutto il mondo.

Siamo consapevoli dell’importanza assunta oggi dal tema della privacy nel mondo online ed é per questo che manteniamo un dialogo aperto con tutti voi e con le autorità preposte a tutelare questo diritto. Riteniamo che dialogo e tecnologia siano le risposte per proteggere la privacy online e permettere di avere pieno controllo sulle informazioni personali quando utilizzate i nostri servizi.

Scritto da: Marco Pancini, European Senior Policy Counsel


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Ago 23

Gli Olivetti erano i primi industriali che vedevamo da vicino; e a me faceva impressione l’idea che quei cartelloni di réclame che vedevo per strada, e che raffiguravano una macchina da scrivere in corsa sulle rotaie d’un treno, erano strettamente connessi con quell’Adriano in panni grigio-verdi, che usava mangiare con noi, la sera, le nostre insipide minestrine.

Natalia Ginzburg, Lessico Famigliare, ed. Einaudi, 1963

Fonte immagine la Stampa.

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Ago 23

Ritrovato il Van Gogh rubato:
arrestati due italiani al Cairo

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